Emozioni in Piemonte e Lombardia

Il territorio che una volta era sotto il dominio della famiglia Visconti ha conservato molte leggende del biscione. Ci sono paludi infestate da draghi, canneti da cui emergono bolle di gas infiammabile, ossa gigantesche appese nelle chiese e processioni in cui si portano a spasso statue di draghi.

Le tradizioni popolari sono intrise di elementi sovrannaturali che oggi potremmo etichettare come fantasy. Guardando meglio i luoghi in cui le vicende degli antichi eroi hanno avuto luogo, ci si accorge che ogni racconto ha una base ecologica. Per secoli i draghi sono stati la creatura a cui si dava la colpa per fenomeni come alluvioni, siccità, smottamenti e tempeste così violente da sradicare alberi. Le rogazioni erano preghiere itineranti eseguite con lo scopo di proteggere le campagne dalla furia devastatrice delle forze della Natura. Si invocava seriamente la protezione divina contro i danni dei draghi.

I nobili Visconti hanno trovato conveniente raccontare le gesta dei loro antenati che, sprezzanti del pericolo, affrontarono draghi barbuti per proteggere la popolazione inerme. Una lama ben affilata brandita da un braccio allenato resta ben impressa nella memoria e le storie con un drago son sempre piaciute.

Oggi è ancora possibile godere di quelle storie, ascoltandole con la mente attenta a cogliere i riferimenti alle dinamiche naturali dei nostri ecosistemi. Leggere un paesaggio intriso di memorie permette di apprezzarlo sia con la mente che con il cuore.

In una escursione naturalistica tra scienza e folklore si cammina nei boschi, si ascoltano leggende e si scopre cosa c’è di vero dietro il mito.
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